Scala di risalita al cortile. La forma di quest'ultimo è di un quadrilatero irregolare di circa 30 metri di lato situato ad un’altezza di circa 11 metri sul livello del mare, è circondato da pareti intonacate per la prima volta alla fine del 1700 per protezione contro l’umidità. Rampe inclinate portano al piano delle piattaforme con pendenza idonea al traino delle artiglierie e dei carri con le munizioni; i gradini sono moderni.

Sul lato sinistro del cortile si aprono locali con volta semicircolare originariamente forse adibiti a caserma e più recentemente a sale mostra.

Il restauro dell’ambiente verso nord ovest, ad opera di personale di Maridipart Taranto nel 2005-2006, ne ha dimostrato l’utilizzazione come cucina, probabilmente per la truppa, protrattasi sino al XIX secolo secondo quanto indicato da una pianta disegnata dal Genio Militare nel 1861.

Il locale presenta due focolari inseriti nella parete settentrionale; scoperti nel corso del restauro, sono dotati di canna fumaria realizzata in conci di pietra e mostrano evidenti tracce di un lungo periodo di impiego.

All’interno del focolare di ponente, il meglio conservato, sono stati rinvenuti numerosi oggetti da cucina in ceramica, alcuni quasi integri, probabilmente risalenti al XVIII-XIX secolo. Accanto al secondo focolare una stretta e ripida scala, anch’essa scoperta dal restauro, collegava la cucina alla rampa di salita al piano delle piattaforme, mentre un probabile terzo focolare è stato obliterato in tempi recenti per aprire un accesso alla contigua galleria settentrionale.

La rimozione del moderno piano di calpestio ha consentito di individuare una partizione della sala in tre diversi vani di cui quello di ponente presenta un pavimento in piastrelle di terracotta, ammalorato e frammentario, forse pertinente i focolari. Il vano centrale è stato scavato per una profondità di 4,5 mt sino a raggiungere il banco di roccia di fondazione del muro settentrionale, rinvenendo numerosi reperti attribuibili ad un arco di tempo molto ampio, dal XVIII secolo d.C. al VII-VIII a.C.; tra questi numerose monete di epoca borbonica, ceramiche quattro-cinquecentesche, una moneta bizantina, frammenti di ceramica geometrico-iapigia, classica ed ellenistica.

Immediatamente sopra il banco di roccia è stata portata alla luce una struttura costruita con grossi blocchi di carparo e orientata per est-ovest, quasi certamente un muro di epoca greca, sopra cui poggiano le opere murarie relative ai successivi periodi storici, progressivamente aggettanti dal basso verso l’alto e sguardate di circa 10°-15° rispetto al muro greco.

Vicino al secondo focolare è stato scoperto un butto profondo oltre due metri, costruito con pietre rozzamente lavorate, che ha restituito oltre ad avanzi alimentari numerosi oggetti in ceramica, alcuni quasi integri, attribuibili al XVI-XVII secolo.

Infine particolarmente interessante appare il muro di levante della sala che, realizzato con grandi blocchi di pietra, è senz’altro antecedente la ricostruzione aragonese.

Oltre le ex sale mostre, verso il canale navigabile, si apre il gran­de androne con volta a sesto ribassato dell’ingresso di levante ove era originariamente attestato il ponte del soccorso sostituito nel XIX secolo dall’attuale scalinata di discesa a mare.

Sulle pareti della scalinata realizzata in opus incertum, circa 2 metri al di sotto della quota del cortile, sono ben distinguibili le tompagnature in conci squadrati del camminamento che attraversava longitudinalmente il muro di levante a mezza altezza, probabilmente riempito di terra e pietre per aumentare la solidità e la resistenza della cortina muraria.

A destra dell’androne sono ubicati tre grandi vani del tutto simili tra loro per dimensioni e struttura. Dotati di volta a botte, erano in origine forse adibiti a magazzini15 ma dovevano comunque avere anche una qualche funzione difensiva come attestato dalle feritoie dei primi due locali che, collocate subito sopra il piano di calpestio e confluenti su un’unica apertura esterna, consentivano di battere l’argine e la controscarpa del fossato.

Sul piano di calpestio del cortile si aprono tre botole di accesso ad altrettante cisterne parallele tra loro e con l’asse principale orientato per est-ovest. Profonde circa 9 metri, larghe circa 5, di lunghezza non ancora misurata (forse dell’ordine dei 15 metri), dotate di volta semicircolare, sono piene per circa metà della loro capacità di acqua, probabilmente piovana.

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